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Uomo di mezza età a colloquio con l’urologo per la malattia di Peyronie Uomo di mezza età a colloquio con l’urologo per la malattia di Peyronie

Induratio penis plastica o malattia di Peyronie: sintomi, cause e cure della curvatura del pene

La malattia di Peyronie (detta anche induratio penis plastica) è la formazione di una placca fibrosa nel rivestimento dei corpi cavernosi, che può causare curvatura del pene, dolore e a volte difficoltà erettili. In Italia riguarda circa 7 uomini su 100 tra i 50 e i 69 anni. Non è un tumore e non è contagiosa: nei primi mesi può peggiorare, poi di solito si stabilizza. Le linee guida europee e americane non raccomandano gli integratori per bocca come cura; le terapie efficaci sono quelle valutate dall'urologo.

In questa guida scopri cause, sintomi e fasi della malattia, quando andare dall'urologo, quali terapie prevedono le linee guida e che cosa dicono gli studi sugli integratori.

Tempo di lettura: 10 minuti

Ultimo aggiornamento: Ottobre 2026

Revisione scientifica: Team GP Nutraceuticals

Fonti principali: linee guida EAU e AUA, revisione Cochrane 2023, studi clinici su vitamina E, POTABA, carnitina e coenzima Q10


Cos’è la malattia di Peyronie?

I corpi cavernosi del pene sono due cilindri che durante l’erezione si riempiono di sangue. Sono avvolti da una guaina elastica e resistente di tessuto connettivo, la tunica albuginea. Nella malattia di Peyronie in questa guaina si forma una zona di tessuto cicatriziale, la placca, meno elastica del tessuto sano: quando è eretto, il pene si piega verso il lato della placca, come un palloncino su cui è stato incollato un pezzo di nastro adesivo.

La malattia prende il nome dal chirurgo francese François de La Peyronie, che la descrisse nel 1743, ed è conosciuta anche come malattia di La Peyronie. E cos'è l'induratio penis plastica? È il nome scientifico della stessa malattia, che ne descrive l'aspetto: un indurimento del pene. Le stime di diffusione variano molto, dallo 0,4% a oltre il 20% a seconda degli studi e delle popolazioni esaminate. Uno studio condotto in dieci centri italiani su uomini tra i 50 e i 69 anni l'ha riscontrata nel 7,1% dei casi. L'esordio tipico è tra i 50 e i 60 anni, ma la malattia può comparire anche prima dei 40. È probabile che molti casi non arrivino mai dal medico per imbarazzo.

Malattia di Peyronie: i 5 punti chiave

Il messaggio centrale della guida in cinque punti: è una malattia benigna, va riconosciuta presto e si cura con le terapie indicate dall'urologo.

  • Riguarda circa 7 uomini su 100 tra i 50 e i 69 anni e non è né un tumore né un'infezione.
  • Nei primi 12-18 mesi (fase attiva) possono comparire dolore e cambiamenti della piegatura; poi la malattia si stabilizza.
  • Un pene che inizia a piegarsi, un nodulo duro o il dolore in erezione meritano una visita dall'urologo o dall'andrologo.
  • Le terapie si scelgono in base alla fase: trazione e iniezioni nella placca nelle forme adatte, chirurgia solo a malattia stabile.
  • Le linee guida non raccomandano gli integratori per bocca come cura: gli studi sono pochi e contrastanti.

Cosa troverai in questa guida

La guida parte da che cos'è la malattia, passa a cause, sintomi ed esami e si chiude con le terapie, gli integratori e le domande frequenti.

  • Cause e fattori di rischio.
  • Sintomi e fasi della malattia.
  • Quando andare dall'urologo e quali esami fare.
  • Le terapie previste dalle linee guida.
  • Cosa dicono gli studi sugli integratori.
  • Domande frequenti.

Questa guida ha finalità esclusivamente informative e divulgative e non sostituisce il parere del medico o di altri professionisti sanitari qualificati.


Quali sono le cause e come si forma la placca?

La causa esatta non è nota. L'ipotesi più accreditata è che piccoli traumi ripetuti del pene, per esempio durante i rapporti, provochino microlesioni della tunica albuginea. In alcuni uomini queste lesioni innescano un processo infiammatorio che può portare alla fibrosi: invece di ripararsi normalmente, il tessuto si riempie di collagene e diventa un tessuto fibroso, rigido e poco elastico, che forma la placca. Spesso chi ne soffre non ricorda alcun trauma.

Fattori di rischio

La malattia è più frequente in chi ha:

  • una predisposizione alla fibrosi e alla cicatrizzazione anomala, come la malattia di Dupuytren delle mani;
  • diabete o disfunzione erettile;
  • l'abitudine al fumo: nello studio italiano su uomini tra i 50 e i 69 anni i fumatori avevano un rischio circa quattro volte più alto;
  • più di 50 anni;
  • avuto traumi del pene.

Quali sono i sintomi? Curvatura del pene, placca e dolore

I primi sintomi sono spesso il dolore e un nodulo duro; con il tempo compare la deformità. I segni più comuni sono:

  • una curvatura in erezione, più spesso verso l'alto o di lato;
  • un nodulo o un cordone duro che si sente al tatto sotto la pelle;
  • dolore: nella fase iniziale della malattia la placca può rendere l’erezione dolorosa;
  • altre deformità, come un restringimento "a clessidra" o un'incavatura;
  • un accorciamento del pene, cioè una perdita di lunghezza del pene;
  • difficoltà erettili, presenti in una quota tra il 30% e il 70% dei pazienti a seconda degli studi.

Oltre ai sintomi fisici, la malattia pesa spesso sull'umore e sulla vita di coppia: parlarne con il medico è il primo passo.

Come evolve: fase attiva e fase stabile

La malattia attraversa due fasi. Nella fase attiva, detta anche fase acuta, che dura in genere 12-18 mesi, la placca si forma, il dolore in erezione è frequente e la curvatura può cambiare: in questo periodo è una malattia progressiva. Nella fase stabile (o cronica) il dolore di solito scompare e la forma del pene non cambia più.

In uno studio che ha seguito nel tempo uomini non trattati, la curvatura è migliorata nel 12% dei casi, è rimasta stabile nel 40% ed è peggiorata nel 48%, mentre il dolore si è risolto in quasi 9 casi su 10. Per questo la terapia si sceglie in base alla fase: le linee guida considerano che la malattia è stabile quando curvatura e dolore non cambiano da almeno tre mesi: in pratica, quando la malattia si è fermata.

Quando andare dall'urologo e come si fa la diagnosi?

Conviene prenotare una visita dall'urologo o dall'andrologo appena si nota che il pene si piega, un nodulo duro o dolore in erezione. Una visita precoce permette di seguire l’evoluzione della malattia e di scegliere il momento giusto per l'eventuale terapia. La visita è importante anche quando la piegatura rende difficili i rapporti sessuali o quando compaiono difficoltà erettili.

La diagnosi della malattia si basa su:

  • la storia clinica: da quanto tempo ci sono i sintomi, se la piegatura sta cambiando, se c'è dolore, per capire lo stadio della malattia;
  • la visita, con la palpazione della placca e il controllo di mani e piedi alla ricerca di noduli simili, come nella contrattura di Dupuytren;
  • le foto del pene in erezione scattate a casa, utili per misurare l'angolo nel tempo;
  • l'ecocolordoppler penieno, di solito dopo un'iniezione che provoca l'erezione, per studiare la placca, l'entità della piegatura e la circolazione, soprattutto prima di una terapia invasiva.

Non esistono esami del sangue specifici per questa malattia; il medico può però controllare glicemia e fattori di rischio cardiovascolare, spesso legati alla disfunzione erettile.

Trattamento della malattia di Peyronie: come si cura?

Non esiste un unico modo per curare la malattia: la scelta terapeutica dipende dalla fase della malattia, dall'entità della deformità, dalla presenza di disfunzione erettile e soprattutto da quanto il problema disturba l’attività sessuale. Se la curvatura è lieve e non crea problemi, ci si può limitare a controlli periodici.

Terapie non chirurgiche

  • Dispositivi di trazione e vacuum: apparecchi che allungano delicatamente il pene per alcune ore al giorno; le linee guida europee li propongono per ridurre la curvatura, anche se i dati sono ancora limitati.
  • Iniezioni nella placca: nei pazienti con malattia stabile e curvatura superiore a 30 gradi, l'interferone alfa-2b e il verapamil possono essere iniettati direttamente nella placca, con risultati variabili. La collagenasi, l'unico farmaco approvato specificamente per questa malattia, non è più in commercio nell'Unione Europea dal marzo 2020 per decisione dell'azienda produttrice.
  • Onde d’urto a bassa intensità (ESWT): possono attenuare il dolore, ma non riducono né la deformità né la placca.
  • Farmaci per l'erezione (inibitori della PDE5): utili quando si associa una disfunzione erettile.

Le linee guida europee sconsigliano invece le iniezioni di cortisone e, fuori dagli studi clinici, quelle di plasma ricco di piastrine o di acido ialuronico. Nel complesso, una revisione Cochrane del 2023 ha concluso che per la maggior parte delle terapie non chirurgiche le prove di efficacia sono ancora scarse.

Chirurgia e protesi peniena

La correzione chirurgica della malattia è la soluzione più efficace per il raddrizzamento del pene, ma si valuta solo dopo la stabilizzazione della malattia, cioè quando piegatura e dolore non cambiano da almeno tre mesi, di solito circa un anno dopo l'esordio. Le tecniche principali sono:

  • la plicatura, che raddrizza il pene accorciando il lato opposto alla placca;
  • l'incisione o asportazione della placca con innesto, per le deformità più marcate;
  • la protesi peniena, quando c'è anche una disfunzione erettile che non risponde ai farmaci.

Integratori per la malattia di Peyronie: cosa dicono gli studi?

Negli anni sono stati provati per bocca vitamina E, potassio para-aminobenzoato (POTABA), carnitina, coenzima Q10 e associazioni di antiossidanti come propoli e mirtillo. L'idea di fondo è che stress ossidativo e infiammazione contribuiscano alla formazione della placca. Gli studi però sono pochi, spesso piccoli, e i risultati sono contrastanti.

Evidenza scientifica e claim regolatorio sono due cose diverse. Un'indicazione ammessa in etichetta descrive una funzione fisiologica riconosciuta da un'autorità e non dimostra che un prodotto curi questa malattia. Allo stesso modo, uno studio favorevole non autorizza da solo un claim.

Che cosa dicono le linee guida

Le linee guida dell'Associazione Europea di Urologia (EAU) sconsigliano, con raccomandazione forte, la terapia orale con vitamina E, POTABA, tamoxifene, pentossifillina, colchicina e derivati della carnitina. Anche le linee guida dell'Associazione Urologica Americana (AUA) indicano di non proporre vitamina E, tamoxifene, procarbazina, omega-3 o l'associazione di vitamina E e propionil-L-carnitina. Una revisione sistematica del 2022 e una metanalisi del 2023 arrivano alla stessa conclusione: nessuna terapia orale si è dimostrata chiaramente superiore al placebo.

Gli studi sui singoli nutrienti

Nutriente Dosi negli studi Cosa dicono gli studi Qualità delle prove
Vitamina E, da sola o con propionil-L-carnitina 600 mg al giorno; carnitina 2 g al giorno Nello studio randomizzato più ampio (236 uomini, 6 mesi) nessuna differenza rispetto al placebo su curvatura, placca e dolore Moderata (risultato negativo)
POTABA (potassio para-aminobenzoato) 12 g al giorno, in 4 dosi In uno studio randomizzato su 103 uomini per 12 mesi la placca si è ridotta e la curvatura non è peggiorata, ma quella già presente non è migliorata; frequenti i disturbi gastrointestinali e gli abbandoni Bassa
Acetil-L-carnitina 2 g al giorno In un piccolo studio su 48 uomini ha ridotto dolore e curvatura più del tamoxifene; non è stata confrontata con un placebo Bassa
Coenzima Q10 300 mg al giorno Un solo studio randomizzato su 186 uomini (24 settimane) ha riportato una riduzione di curvatura e placca rispetto al placebo; il risultato non è stato replicato da altri gruppi di ricerca Bassa
Propoli, mirtillo e vitamina E 600 mg, 160 mg e 600 mg al giorno Studiati solo insieme a iniezioni di verapamil e diclofenac in gel, in studi non randomizzati: non si può isolare l'effetto degli integratori Molto bassa

Attenzione anche alle dosi: i 600 mg di vitamina E usati in molti studi superano il livello massimo di assunzione fissato dall'EFSA per gli adulti (300 mg al giorno), e a dosi elevate la vitamina E può aumentare il rischio di sanguinamento in chi assume anticoagulanti.

Che cosa può dichiarare un integratore

Il Regolamento (UE) 432/2012 non prevede claim sulla malattia di Peyronie, sulla curvatura o sulla placca. Tra i nutrienti di questa sezione, l'unico con un claim autorizzato pertinente è la vitamina E, che contribuisce alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo. Per carnitina, coenzima Q10, PABA, propoli e mirtillo non esistono claim autorizzati che riguardino la malattia.

Domande frequenti sulla malattia di Peyronie

Le risposte brevi alle domande più comuni su placca, dolore e terapie.

La malattia di Peyronie può guarire da sola?

Raramente in modo completo. La curvatura migliora spontaneamente in circa un caso su dieci, mentre il dolore si risolve da solo nella grande maggioranza dei casi entro la fine della fase attiva. Per questo l'urologo spesso consiglia di osservare l'andamento per alcuni mesi prima di decidere.

La malattia di Peyronie è un tumore?

No. La placca è tessuto cicatriziale benigno: non si trasforma in tumore e non è contagiosa né trasmissibile alla partner.

La vitamina E serve contro la malattia di Peyronie?

Le prove non lo dimostrano. Nello studio randomizzato più ampio, 600 mg di vitamina E al giorno per 6 mesi non hanno dato risultati migliori del placebo, e le linee guida europee e americane ne sconsigliano l'uso come terapia.

Si può avere una vita sessuale normale?

Spesso sì. Molti uomini con forme lievi o moderate hanno rapporti senza problemi. Quando la piegatura o i problemi di erezione li rendono difficili, le terapie disponibili possono aiutare a ritrovare un'attività sessuale soddisfacente: anche una curvatura marcata può essere trattata con la chirurgia.

Il fumo peggiora la malattia di Peyronie?

Il fumo è associato a un rischio più alto di ammalarsi: nello studio italiano i fumatori avevano un rischio circa quattro volte maggiore. Smettere di fumare fa bene anche alla circolazione e alla funzione erettile.

Quanto dura la fase dolorosa?

Il dolore compare soprattutto nella fase attiva, che dura in genere 12-18 mesi, e tende a scomparire quando la malattia diventa stabile. Se è forte, l'urologo può proporre antinfiammatori o le onde d'urto.

In sintesi

La malattia di Peyronie è una placca cicatriziale benigna che può far piegare il pene, causare dolore durante l'erezione e a volte difficoltà erettili. Nei primi 12-18 mesi può evolvere, poi diventa stabile: una visita precoce dall'urologo aiuta a seguirla e a scegliere il momento giusto per trattarla.

Le terapie si scelgono in base alla fase: trazione e iniezioni nella placca nelle forme adatte e, a malattia stabile, la chirurgia. Gli integratori per bocca studiati finora non hanno dimostrato di curare la malattia e le linee guida non li raccomandano come terapia.

L'approccio nutraceutico GP Nutraceuticals

Un integratore non è una terapia della malattia di Peyronie e non sostituisce la valutazione e le cure dell'urologo. Può affiancare uno stile di vita sano, a partire dallo stop al fumo.

PeyroSin® è un integratore alimentare in compresse che associa L-carnitina, PABA (acido para-aminobenzoico), estratti di avocado e soia, mirtillo nero, propoli e vitamina E. Si assume una compressa al giorno, per almeno tre mesi.

Tra le indicazioni ammesse per i suoi componenti:

  • la vitamina E contribuisce alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo.

Le quantità degli ingredienti di un integratore alimentare sono diverse da quelle usate negli studi descritti in questa guida, quindi i risultati di quegli studi non si possono attribuire al prodotto. In caso di allergia ai prodotti dell'alveare, di malattie o di terapie in corso, è bene parlarne prima con il medico.

Fonti e riferimenti scientifici

Questa guida è stata redatta sulla base della letteratura scientifica peer-reviewed e di fonti istituzionali disponibili al momento dell'aggiornamento.

Linee guida e fonti istituzionali

  1. European Association of Urology. EAU Guidelines on Sexual and Reproductive Health – Penile curvature. 2022. uroweb.org
  2. American Urological Association. Peyronie's Disease: AUA Guideline. 2015. auanet.org
  3. European Medicines Agency. Xiapex (collagenasi di Clostridium histolyticum): ritiro dell'autorizzazione all'immissione in commercio. 2020. ema.europa.eu
  4. EFSA Panel on Nutrition, Novel Foods and Food Allergens. Scientific opinion on the tolerable upper intake level for vitamin E. EFSA J. 2024. PMID: 39099617
  5. Regolamento (UE) n. 432/2012 della Commissione, relativo alla compilazione di un elenco di indicazioni sulla salute consentite sui prodotti alimentari. eur-lex.europa.eu

Diffusione e storia naturale

  1. La Pera G, Pescatori ES, Calabrese M, et al. Peyronie's disease: prevalence and association with cigarette smoking. A multicenter population-based study in men aged 50-69 years. Eur Urol. 2001. PMID: 11752860
  2. Mulhall JP, Schiff J, Guhring P. An analysis of the natural history of Peyronie's disease. J Urol. 2006. PMID: 16697815

Terapie e integratori

  1. Rosenberg JE, Ergun O, Hwang EC, et al. Non-surgical therapies for Peyronie's disease. Cochrane Database Syst Rev. 2023. PMID: 37490423
  2. Hayat S, Brunckhorst O, Alnajjar H, et al. A systematic review of non-surgical management in Peyronie's disease. Int J Impot Res. 2022. PMID: 36289392
  3. Lee HY, Pyun JH, Shim SR, Kim JH. Medical treatment for Peyronie's disease: systematic review and network Bayesian meta-analysis. World J Mens Health. 2023. PMID: 37382281
  4. Safarinejad MR, Hosseini SY, Kolahi AA. Comparison of vitamin E and propionyl-L-carnitine, separately or in combination, in patients with early chronic Peyronie's disease: a double-blind, placebo controlled, randomized study. J Urol. 2007. PMID: 17706714
  5. Weidner W, Hauck EW, Schnitker J. Potassium paraaminobenzoate (POTABA) in the treatment of Peyronie's disease: a prospective, placebo-controlled, randomized study. Eur Urol. 2005. PMID: 15774254
  6. Biagiotti G, Cavallini G. Acetyl-L-carnitine vs tamoxifen in the oral therapy of Peyronie's disease: a preliminary report. BJU Int. 2001. PMID: 11446848
  7. Safarinejad MR. Safety and efficacy of coenzyme Q10 supplementation in early chronic Peyronie's disease: a double-blind, placebo-controlled randomized study. Int J Impot Res. 2010. PMID: 20720560
  8. Paulis G, Brancato T, D'Ascenzo R, et al. Efficacy of vitamin E in the conservative treatment of Peyronie's disease: legend or reality? A controlled study of 70 cases. Andrology. 2013. PMID: 23258640

Cronologia degli aggiornamenti

Aggiorniamo questa guida quando escono nuove linee guida o studi rilevanti.

Versione 1.0 – Ottobre 2026

Prima pubblicazione. Fonti principali: linee guida EAU (2022) e AUA (2015), revisione Cochrane 2023 e studi clinici su vitamina E, POTABA, carnitina e coenzima Q10.

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